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venerdì 27 marzo 2009

28 marzo - Serata col Marasco

Domani sera, sabato 28 marzo, il Ristorante Aia dei Canti ospiterà il Maestro Riccardo Marasco per una serata in compagnia della musica e della tradizione toscana.



Ore 20.30
Ristorante Aia dei Canti
Presso l'Agriturismo Castello di Lamole

PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA
tel. 055-630611
055-630611

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Firenze bottegaia...

...Firenze bottegaia
di quando ero bambino
e già ne andavo fiero di esser nato fiorentino.
Firenze bottegaia
che ora non è più
ti han tradito quelli che ti devono di più...






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giovedì 19 marzo 2009

Quando l'Artista va in deposito...

- Chi conosce la falsità del mondo dei lustrini, delle luci della ribalta e dei set cinematografici e televisivi

- Chi conosce la falsità dei sorrisi che si scambiano davanti ai riflettori quei professionisti che hanno studiato anni (e non sempre!) per fingere alternativamente stati d’animo ed espressioni le più perverse o le più profumate di altruismo e bontà

- Chi conosce come dietro alle campagne di raccolta di solidarietà sponsorizzate dai sorrisi buoni dei divi di successo del giorno vi sono spesso interessi personali (vedi il ritorno di immagine!) e tornaconti alla faccia del prossimo bisognoso (come stiamo vedendo in tanti servizi di giornalisti coraggiosi)

- chi sa come tutto quel mondo di celluloide o digitale sia effimero e come anche in certi ambienti politici che si servono dello spettacolo per promuovere i tanto loro strombazzati obiettivi di solidarietà e giustizia sociale allinei poi l’uso dello sfruttamento dell’artista

... non si sorprende che la vita di una Isabella Biagini possa concludersi in una realtà quotidiana come quella denunziata in questi giorni da alcuni servizi giornalistici e televisivi (vedi foto:”ieri e oggi”), perché non è l’unico caso e non sarà l’ultimo di un artista che al termine di una lunga operosa carriera fatta di sacrifici personali (perché a quei lustrini si arriva con sacrifici e compromessi spesso umilianti la dignità umana) ci sia la povertà perché quelle carriere (specie nei tempi andati) non hanno mai avuto l’assistenza degli istituti preposti alla tutela dei lavoratori come è stato ed è invece per altre categorie.

Teatri e luoghi di spettacolo, ossia di lavoro, con attrezzature logistiche ed igieniche indegne della persona umana, irresponsabile disattenzione alle leggi antinfortunistiche e contributive, inadempienza verso il diritto di autore, di immagine, di interpretazione, di esecuzione, sono fra cause per cui, alla fine di un’attività che ha prodotto talvolta fiumi di soldi finiti per lo più nelle tasche di altri (agenti, mediatori, funzionari televisivi e produttori ) e solo in parte dell’artista, a questo viene riconosciuta ed erogata una pensione di fame come quella di Isabella.

RIBELLIAMOCI!!! Facciamo chiarezza e giustizia ! e in alternativa organizziamoci in sincera solidarietà.

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sabato 14 marzo 2009

Mala tempora currunt...


“MALA TEMPORA CURRUNT”

(Traduz.vernacolare: “Son Tempi di Merda”)

Dicea mia nonna:”Tempi da tregenda!”

vedendo il mondo andar tutto in malora.

E i tempi d’oro erano leggenda:

“quando Berta filava” e con voce sonora

cantava di quell’epoca stupenda

senza conflitti fra lupo e pastora

per cui tranquilli, pecora ed agnello,

potevan bere all’acqua di un ruscello.


Non v’è più pace e neanche più ruscello

dove scorra acqua bona a dissetare.

La famiglia inquinata è ormai bordello

dove la donna deve sottostare

a ogni violenza, e dove un “gran fratello”

virtù e valori viene a sbeffeggiare.

Le figlie e i figli ormai seguon l’esempio

di chi per soldi d’ogni ben fa scempio.


Perché studiare ormai? “Si televota!”

Il televoto ti potrà far “Grande”.

Avrà più voti chi parrà più idiota,

chi si offrirà “compagno di merende”,

chi di cultura ha la più bassa quota,

o chi si fa frugar nelle mutande.

Vince il linguaggio trucido e offensivo:

se poi bestemmi sarai fatto “divo”!


Dunque per far carriera ed arrivare

osserva bene come fa la micia

quanto ci struscia per farsi accettare

e con quante moine c’incornicia,

e a questa verità dovrai approdare:


“Tu che lavori agguanti una camicia,

e chi ‘un lavora ne ha una più di te!...

C’è poi chi se la leva e …ne avrà tre !


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venerdì 6 marzo 2009

Toscana Oggi - "Marasco: mio zio futurista" (04-03-09)

di Riccardo Marasco su Toscana Oggi - 4 marzo 2009


"Soltanto martedì 3 marzo Firenze, con notevole ritardo su Parigi e altre città d’Italia o d’Europa ha dato segni di vita annunciando per i prossimi mesi iniziative a celebrazione del centenario del Manifesto futurista di Marinetti. Un ritardo sintomo di una certa indifferenza, come se il Futurismo non l’avesse mai neppure sfiorata, o forse quasi per vendicarsi di quel movimento che dichiarava guerra all’arte passatista delle accademie che hanno deificato questa nostra città, una bella regina addormentata.

Finché ho vissuto in casa di mio padre ho sempre visto nella sala da pranzo un quadro a olio dai colori armonici, sereni, con linee e forme geometriche che simulavano onde di mare e turbini di vento, un susseguirsi continuo di bianchi-avorio, di celesti e di blu: si intitolava «Vele Vento». Era stato per le nozze dei miei genitori il regalo del fratello di mio padre, uno zio che non ricordo di avere mai visto nei primi dieci anni della mia vita. Lo conoscevo attraverso quella sua pittura e in casa se ne parlava poco: era un esempio da non seguire perché aveva voluto fare il pittore, l’artista. Un bel giorno, a circa otto anni, ne sentii parlare più frequentemente: ascoltavo i miei genitori confabulare che aveva dei guai con dei giudici di un tribunale, che si trovava in prigione a Pavia, che andava difeso perché lo volevano fare apparire un assassino, lo volevano condannare a morte. Calunnie infondate, campate in aria, secondo mio padre che lo descriveva come una testa matta ma un mite, capace solo di impugnare matite e pennelli, di roteare nell’aria solo parole e sprecare colori sulle tele, un rivoluzionario del mondo delle idee."

Anni fa, seguendo il mio interesse per la canzone fiorentina, feci ricerche su Odoardo Spadaro studente ginnasiale e scoprii Antonio Marasco, quel pittore originario della Calabria che, pur essendo mio zio, era stato per me un mistero fino a quel momento. Negli archivi del Liceo Dante rintracciai per Spadaro Odoardo, classe 1893 in quarta ginnasio, la pagella dell’anno 1906-1907, con voti discreti in tutte le materie tranne che nelle lingue straniere. Spadaro, che avrebbe affascinato mezzo mondo cantando e recitando in ben cinque lingue, e che viveva a casa della nonna materna di lingua inglese, risultava refrattario alle lingue. Ma con mia grande sorpresa trovai che in quegli stessi anni, in classi immediatamente inferiori, erano iscritti due fratelli, Francesco (classe 1894, dodicenne) e Antonio Marasco (classe 1896, 10 anni) e sulle loro pagelle, accanto ai voti insufficienti in quasi tutte le materie, lessi giudizi, quasi sarcastici, degli insegnanti: «Proveniente da scuola di Nicastro (Catanzaro), parla solo calabrese!». Erano i fratelli di mio padre, che allora, nel 1906, aveva appena 4 anni. (...)


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